Storia di Gulseren

Sono Gülseren, 56 anni. Fin quando mio figlio aveva 20 anni, non avevo bisogno di parlare della sua vita privata, o non mi sentivo male quando pensavo alla possibilità che lui fosse gay. Accettai subito il suo invito di partecipare agli incontri LAMBDA (associazione lgb). Lo fece per farmi conoscere le madri dei suoi amici più stretti. Io ero già molto curiosa circa i suoi amici. Incontrare le famiglie era molto importante per me. Allora iniziai a partecipare a questi incontri. Stavano facendo qualcosa di buono, adattando la nostra cultura e gente. Abbiamo contribuito a questo. Iniziammo a incontrarci regolarmente. Volevamo che partecipassero più famiglie possibili, e per questo il primo incontro fu in un caffè, per evitare gente restie a venire alla sede Lambda. Dopo questo incontro, facemmo una cena per genitori e figli. Accettai il processo di coming out molto velocemente. Ho lavorato 20 anni in una società di medicina e feci anche parte di un gruppo rivoluzionario quando ero giovane. Ero e sono contro ogni tipo di discriminazione, sapevo che l’omosessualità-transessualità non era una malattia. Ma sapevo anche che esserlo poteva portare a isolamente, alienazione, ecc… così volevo essere più informata su questi problemi. Sono sempre stata controcorrente. Ad esempio, non ho portato il vestito bianco al mio matrimonio. Mio marito è stato in galera per quattro anni. Dopo, non ci siamo sposati per 3 anni. Dopo, vissi contenta e volentieri la mia gravidanza, divenni mamma 33enne. E non feci nessuna cerimonia di circoncisione per nostro figlio. Non ebbi nessun sentore dell’omosessualità di mio figlio fin quando non fu adolescente. Quando capii, consultai un psicologo professionale. Lui iniziava a condividere poche cose con noi, e passava molto tempo al computer. Era muto con noi. In realtà, era molto comunicativo e amabile. Io dissi, c’è un terapista che è interessato ai tuoi problemi, se vuoi venire con noi, scambia alcune parole e parla di quello che vuoi con lui. Quando accettò, il terapista gli parlò, e ci disse “E’ un ragazzo molto bello, sensitivo, naif ed emozionale. Non è stato cresciuto per essere un macho e non gli piace giurare. Non gli piace lottare. Non vi preoccupate! Se avrà bisogno di me, mi chiamerà” Noi rispondemmo “Ad ogni modo, non volevamo che lui fosse così. Volevamo fosse un bambino con una mentalità libera che può eprimersi liberamente in società.” Ma non eravamo rilassati circa questo risultato perché un altro terapista ci disse che gli mancava una relazione paterna, e io l’ho sempre spinto verso suo padre ma non vedevo risultati. Poi, andammo da un altro terapista. Quando gli raccontai la storia, lui disse “Suo figlio potrebbe essere omosessuale, e questo non può essere cambiato” Io pensavo fosse una scelta, ma imparai che non era così. Lo psichiatra disse che non c’era nulla da fare. “Non toglietegli amore e supporto. Seguitelo ed aiuta telo in ogni situazione”. E così facemmo. Facemmo bene a cambiare dottori. Ne abbiamo incontrati molti omofobici e ignoranti in tema di sessualità-genere. Fin dall’inizio, abbiamo detto tutto al pare. Noi siamo molto aperti mentalmente, per questo non abbiamo mai tenuto dentro le cose in ogni situazione, abbiamo sempre discusso dei problemi apertamente per risolverli. Così, ci dicemmo “E’ così e basta”. L’abbiamo accettato. Ma era più difficile per il padre. All’inizio ci accusammo a vicenda, dicendo “non hai dato abbastanza attenzione”… In terapia, quando ci venne detto della mancanza padre/figlio, io dissi a mio marito:”non passi abbastanza tempo con tuo figlio!” e in realtà, passavamo giorni insieme. I giorni in settimana lui non aveva tempo per noi. Ma, come lui disse, lo sapeva già. Ne parlavamo già. Ora, lui accetta ma ignora. Non è offeso. Parla di cose in generale con lui, viene agli incontri di famiglia raramente. Ma non ha mai marciato per il gay pride. Il sentire della donna verso il “problema gay” è diverso. Gli uomini la vedono in modo più superficiale, come nelle relazioni donna-uomo. Io lo dissi prima a mia sorella. Non avevo bisogno di dirlo a mia madre e mio fratello. L’avevo già detto ai miei amici. Ho amici molto stretti a cui non l’ho mai nascosto. E non lo nascondo, se qualcuno chiede. Mio figlio mi dice “Sii onesta con tutti” e io lo faccio, ma ho ancora dubbi sul mio circolo famigliare. Una volta, mi madre mi chiese se lui fosse gay. Questo è come dire che l’abbia già capito. Più siamo aperti alla società, amici e famiglia, più il modo in cui l’omosessualità è percepita cambierà. C’è bisogno di LAMBDA E LISTAG. Io vengo da una famiglia conservatrice. Ma sono sempre stata una ribelle e da adolescente leggevo tanto circa la sessualità. C’era EROS, in molti volumi. Li lessi tutti, quindi prima del mio matrimonio sapevo già tanto sulla sessualità. Io e mio marito eravamo rivoluzionari, mai dato credito alle regole. Era bellissimo, eravamo aperti per ogni argomento. Credo che la sessualità tra due persone sia anche questo. Se è normale per loro, allora è normale, semplice! Ricordo perfino la notte in cui concepimmo i nostri 3 figli, perché siamo una coppia che vive tutto con passione. La sessualità non è un problema per noi. Se lui è con una donna o un uomo, non importa. Dopo qualche tempo conobbi Selma, la madre dell’amico più caro di mio figlio. Iniziammo ad andare agli incontri LAMBDA, per preparare un libretto informativo per genitori. Un’altra famiglia si unì. Il nostro obiettivo era quello si supportare famiglie e condividere sentimenti ed esperienze dopo il coming out dei loro figli. Una volta alla settimana ci vediamo, in un caffè o a casa di qualcuno. Una al mese, cuciniamo con i nostri figli, ci vediamo con parenti che sanno dei nostri figli e ceniamo insieme. Ogni primo giovedì del mese, ci vediamo insieme con le famiglie e i volontari psichiatri del CETAD per condividere esperienze ed imparare di più sugli argomenti di genere. Ci sono famiglia che ci chiamano alla linea telefonica LAMBDA. Sempre più famiglie si uniscono a noi. Questo è bellissimo e ora abbiamo anche un blog Listag.wordpress.com

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Sono Gülseren, 56 anni. Fin quando mio figlio aveva 20 anni, non avevo bisogno di parlare della sua vita privata, o non mi sentivo male quando pensavo alla possibilità che lui fosse gay. Accettai subito il suo invito di partecipare agli incontri LAMBDA (associazione lgb).

Lo fece per farmi conoscere le madri dei suoi amici più stretti.

Io ero già molto curiosa circa i suoi amici. Incontrare le famiglie era molto importante per me. Allora iniziai a partecipare a questi incontri. Stavano facendo qualcosa di buono, adattando la nostra cultura e gente. Abbiamo contribuito a questo. Iniziammo a incontrarci regolarmente. Volevamo che partecipassero più famiglie possibili, e per questo il primo incontro fu in un caffè, per evitare gente restie a venire alla sede Lambda. Dopo questo incontro, facemmo una cena per genitori e figli.

Accettai il processo di coming out molto velocemente.

Ho lavorato 20 anni in una società di medicina e feci anche parte di un gruppo rivoluzionario quando ero giovane. Ero e sono contro ogni tipo di discriminazione, sapevo che l’omosessualità-transessualità non era una malattia. Ma sapevo anche che esserlo poteva portare a isolamente, alienazione, ecc… così volevo essere più informata su questi problemi.

Sono sempre stata controcorrente. Ad esempio, non ho portato il vestito bianco al mio matrimonio. Mio marito è stato in galera per quattro anni. Dopo, non ci siamo sposati per 3 anni. Dopo, vissi contenta e volentieri la mia gravidanza, divenni mamma 33enne.

E non feci nessuna cerimonia di circoncisione per nostro figlio.

Non ebbi nessun sentore dell’omosessualità di mio figlio fin quando non fu adolescente. Quando capii, consultai un psicologo professionale. Lui iniziava a condividere poche cose con noi, e passava molto tempo al computer. Era muto con noi. In realtà, era molto comunicativo e amabile.

Io dissi, c’è un terapista che è interessato ai tuoi problemi, se vuoi venire con noi, scambia alcune parole e parla di quello che vuoi con lui.

Quando accettò,  il terapista gli parlò, e ci disse “E’ un ragazzo molto bello, sensitivo, naif ed emozionale. Non è stato cresciuto per essere un macho e non gli piace giurare. Non gli piace lottare. Non vi preoccupate! Se avrà bisogno di me, mi chiamerà”

Noi rispondemmo “Ad ogni modo, non volevamo che lui fosse così. Volevamo fosse un bambino con una mentalità libera che può eprimersi liberamente in società.” Ma non eravamo rilassati circa questo risultato perché un altro terapista ci disse che gli mancava una relazione paterna, e io l’ho sempre spinto verso suo padre ma non vedevo risultati. Poi, andammo da un altro terapista.

Quando gli raccontai la storia, lui disse “Suo figlio potrebbe essere omosessuale,  e questo non può essere cambiato”

Io pensavo fosse una scelta, ma imparai che non era così. Lo psichiatra disse che non c’era nulla da fare. “Non toglietegli amore e supporto. Seguitelo ed aiuta telo in ogni situazione”.

E così facemmo. Facemmo bene a cambiare dottori. Ne abbiamo incontrati molti omofobici e ignoranti in tema di sessualità-genere.

Fin dall’inizio, abbiamo detto tutto al pare. Noi siamo molto aperti mentalmente, per questo non abbiamo mai tenuto dentro le cose in ogni situazione, abbiamo sempre discusso dei problemi apertamente per risolverli. Così, ci dicemmo “E’ così e basta”. L’abbiamo accettato. Ma era più difficile per il padre. All’inizio ci accusammo a vicenda, dicendo “non hai dato abbastanza attenzione”…

In terapia, quando ci venne detto della mancanza padre/figlio, io dissi a mio marito:”non passi abbastanza tempo con tuo figlio!” e in realtà, passavamo giorni insieme. I giorni in settimana lui non aveva tempo per noi.

Ma, come lui disse, lo sapeva già. Ne parlavamo già. Ora, lui accetta ma ignora. Non è offeso. Parla di cose in generale con lui, viene agli incontri di famiglia raramente. Ma non ha mai marciato per il gay pride.

Il sentire della donna verso il “problema gay” è diverso. Gli uomini la vedono in modo più superficiale, come nelle relazioni donna-uomo.

Io lo dissi prima a mia sorella. Non avevo bisogno di dirlo a mia madre e mio fratello. L’avevo già detto ai miei amici. Ho amici molto stretti a cui non l’ho mai nascosto. E non lo nascondo, se qualcuno chiede. Mio figlio mi dice “Sii onesta con tutti” e io lo faccio, ma ho ancora dubbi sul mio circolo famigliare. Una volta, mi madre mi chiese se lui fosse gay. Questo è come dire che l’abbia già capito.

Più siamo aperti alla società, amici e famiglia, più il modo in cui l’omosessualità è percepita cambierà. C’è bisogno di LAMBDA E LISTAG.

Io vengo da una famiglia conservatrice. Ma sono sempre stata una ribelle e da adolescente leggevo tanto circa la sessualità. C’era EROS, in molti volumi. Li lessi tutti, quindi prima del mio matrimonio sapevo già tanto sulla sessualità.

Io e mio marito eravamo rivoluzionari, mai dato credito alle regole. Era bellissimo, eravamo aperti per ogni argomento. Credo che la sessualità tra due persone sia anche questo. Se è normale per loro, allora è normale, semplice! Ricordo perfino la notte in cui concepimmo i nostri 3 figli, perché siamo una coppia che vive tutto con passione. La sessualità non è un problema per noi. Se lui è con una donna o un uomo, non importa.

Dopo qualche tempo conobbi Selma, la madre dell’amico più caro di mio figlio. Iniziammo ad andare agli incontri LAMBDA, per preparare un libretto informativo per genitori. Un’altra famiglia si unì. Il nostro obiettivo era quello si supportare famiglie e condividere sentimenti ed esperienze dopo il coming out dei loro figli. Una volta alla settimana ci vediamo, in un caffè o a casa di qualcuno. Una al mese, cuciniamo con i nostri figli, ci vediamo con parenti che sanno dei nostri figli e ceniamo insieme.

Ogni primo giovedì del mese, ci vediamo insieme con le famiglie e i volontari psichiatri del CETAD per condividere esperienze ed imparare di più sugli argomenti di genere. Ci sono famiglia che ci chiamano alla linea telefonica LAMBDA. Sempre più famiglie si uniscono a noi. Questo è bellissimo e ora abbiamo anche un blog

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